martedì 5 marzo 2013

Smartphone 2013

Credo sia ben chiaro a tutti che, oggi come oggi, il principale artefice della diffusione di Android è Samsung. Mentre la casa coreana rivaleggia direttamente con Apple in un testa a testa che vede l'una prevalere sull'altra, o viceversa a seconda dei paesi o dei contesti considerati (perlomeno parlando di smartphone), tutti gli altri seguono ad una distanza abissale. Solo Amazon riesce a dire la sua nel mondo dei tablet, mentre Motorola (in attesa dell'X Phone) fa qualcosa di buono con il DROID RAZR.

A seguito di queste considerazioni, ci sono un paio di domande che sorgono spontanee. Prima di riuscire a far fruttare l'acquisizione di Motorola, per la serie Nexus Google si è sempre appoggiata ad un costruttore differente (HTC, Samsung, LG, Asus): alla luce dello strapotere di Samsung, come può impedire che il mercato associ il marchio Android alla casa coreana piuttosto che a Mountain View? L'altra domanda va invece in direzione direttamente opposta: il successo di Samsung è merito dell'adozione di Android o della bontà dei propri dispositivi? In altre parole, può Samsung pensare di staccarsi da Google riuscendo a mantenere, grazie alla posizione conquistata del proprio brand negli ultimi due anni, lo stesso impatto sul pubblico?

Rispondere a queste domande è quasi impossibile, ma possiamo ragionare su come si stanno muovendo i due attori oggetto del nostro ragionamento, e di come le loro scelte potrebbero influenzare il futuro mercato di smartphone e tablet.

Samsung, insieme ad Intel, sta portando avanti il progetto open source di Tizen, e nel corso di quest'anno dovrebbe lanciare il suo primo smartphone con questo sistema. Molto presto potremmo quindi scoprire quanto il destino di Android e Samsung siano legati tra di loro e se è vero (come sostengono alcune analisi) che il brand di Samsung e il marchio "Galaxy" hanno raggiunto un successo tale da potersi permettere la creazione di un proprio ecosistema, permettendo a Samsung di essere potenzialmente indipendente dalla strategie di Google.

In realtà la storia di Nokia ci insegna che non basta diventare leader del settore per sperare di mantenere la posizione all'infinito, e lo stesso Elop ha recentemente dichiarato di essere aperto a qualsiasi opzione, lasciando intendere che anche Nokia potrebbe saltare sul carro di Android o comunque tentare vie alternative rispetto all'attuale proposta esclusiva con Windows Phone: magari anche Nokia punta su Tizen, visto che sotto sotto deriva da MeeGo, e quindi da Maemo, ma questo è un altro discorso.

Tornando a Samsung, se l'azienda coreana è davvero convinta di poter camminare con le proprie gambe, per Google potrebbe essere un brutto colpo perché perderebbe, o quantomeno vedrebbe significativamente ridimensionato, il suo maggior alleato nella diffusione di Android. In realtà bisognerà vedere alla prova dei fatti come verrà accolto dagli utenti un cambio di sistema: Android ha già dalla sua un ecosistema costellato da centinaia di migliaia di applicazioni mentre Tizen parte da zero, anche se il porting tra i due sistemi potrebbe non essere troppo oneroso (senza considerare che la spinta di Samsung, e l'eventuale interesse di Nokia, sicuramente possono dare il giusto impulso alla nascita di uno store ben fornito anche per Tizen).

Personalmente ho come l'impressione che la maggior parte degli utenti non si ponga troppe domande su quale sistema operativo sia installato sul proprio smartphone: chi vuole iPhone entra in negozio cercando specificatamente il melafonino (in modo più o meno consapevole di cosa sia iOS e quali siano i suoi pregi e i suoi difetti), tutti gli altri chiedono più semplicemente "uno smartphone", e se tra sei mesi in negozio ci sarà un Samsung con Tizen la gente inizierà a comprare quello lasciando Android con un utente in meno.

L'alternativa Android allo smartphone "generico" è rappresentata dalla già citata serie Nexus di Google: se in passato Google si è alleata di volta in volta con un partner diverso, ora il partner designato è per forza di cose Motorola, e già si vocifera che il prossimo X Phone (nome che affiancherà o rimpiazzerà in toto il marchio Nexus) avrà così tante sorprese da rivoluzionare il mondo degli telefonini intelligenti. Vero o non vero che le sorprese saranno davvero tante e interessanti, quello che è evidente è che Google è alla ricerca di una propria identità hardware per completare il proprio ecosistema, così come ce l'ha Apple con l'accoppiata iOS/iPhone/iPad e, almeno in parte, Microsoft con Windows Phone/Nokia/Surface.

Forse è anche per questo motivo che Samsung cerca di smarcarsi da Google e di puntare, a sua volta, alla ricerca di una propria identità dal punto di vista del software, del sistema operativo, o di un ecosistema che leghi il tutto: in passato c'era Bada, il presente è con Android (anche se TouchWiz non rappresenta una delle interfacce meglio riuscite, sia a livello di gradimento, che a livello di sicurezza) e il futuro potrebbe essere tutto, o in buona parte, con Tizen.

Da questo triangolo di sistemi e produttori che ridisegnerà almeno in parte il mercato mobile, resta un po' in disparte iOS, che sembra mantenere stabile la sua quota di mercato mondiale (di poco al di sotto del 20 per cento) mentre Android cresce fino al 70 per cento a scapito di Symbian e BlackBerry. Non dimentichiamo però che Apple ha ancora qualche carta da giocare: dal fantomatico ma sempre più probabile iPhone low-cost (che arriverà necessariamente quest'anno se Apple vuole togliere dal mercato tutti i modelli che ancora hanno il vecchio connettore dock a 30 pin) agli accordi con la divisione USA di T-Mobile (che si concretizzerà a breve) e China Mobile (il più grande operatore mondiale, col quale al momento non c'è alcuna intesa ufficiale).

Ragionando in termini di "ecosistema", bisognerebbe poi considerare che il panorama dei dispositivi che si contendono il mercato potrebbe presto arricchirsi di due nuovi dispositivi. Il primo è lo smartwatch, "l'orologio intelligente", dispositivo sul quale non avrei scommesso un soldo ma sul quale si è recentemente scoperto che Apple ha un team di ben 100 persone che sta portando avanti lo sviluppo, e la stessa Samsung sembra già avere tra le mani qualcosa di concreto, viste le schermate trapelate nei giorni scorsi. In attesa di vedere i prodotti finiti, posso solo dire (come ho già avuto modo di scrivere in passato) che il fatto di poter essere indossato anche come orologio rendeva molto più interessante il precedente modello di iPod nano rispetto all'attuale.

Ma per far parte di un ecosistema serve molto di più, non tanto le app (quasi impossibili da utilizzare su un orologio, se non per comandare il lettore musicale e poca altra roba) quanto un'integrazione elevata con gli altri dispositivi, una sorta di estensione per il sistema di notifiche, e qualcosa che possa fare da tramite anche in molte altre occasioni: per esempio, si è spesso parlato dell'integrazione dei chip NFC degli smartphone, ma forse sarebbe più comodo se il chip fosse nell'orologio, abbinato all'account del telefono (che quindi dev'essere comunque in tasca o in borsa). Per dovere di cronaca, ricordiamo che non si tratterebbe certo dei primi smartwatch sul mercato, basti ricordare il GD910 di LG, il famoso (ma non certo economico) I'm Watch, alcune proposte di Sony che già offrono una buona integrazione con Android, e (a mio avviso più interessante come progetto) il Pebble.

L'altro dispositivo da considerare per la lotta tra gli ecosistemi è quello delle Smart TV. Ho già fatto le mie considerazioni riguardo la possibile TV di Apple e in rete si possono trovare notizie a tema di ogni genere. Se è vero che in questo contesto Samsung parte avvantaggiata in virtù della propria esperienza nel settore (nel caso di Smart TV però, per i contenuti, potrebbe essere indispensabile l'alleanza con Google, e quindi con Android), è anche vero che si rincorrono le voci dell'interesse di Apple per la tedesca Loewe, il che consentirebbe a Cupertino di partire con un certo know-how in questo settore (a differenza di quanto fatto cinque anni fa con iPhone).