I timori stanno diventando realtà. La Foxconn, l'azienda taiwanese che per conto di Apple produce gli iPhone, avrebbe fermato la produzione dei nuovi iPhone 5C, uno dei due ultimi modelli lanciati quest'anno dall'azienda di Cupertino. Lo scrive la stampa di Taiwan.
Il nuovo melafonino low cost, è in produzione nello stabilimento della Foxconn di Zhengzhou, nella provincia centrale dell'Henan, dalla quale escono 50.000 telefonini a settimana. Secondo le notizie che circolano, la produzione sarebbe stata interrotta a causa dei molti difetti riscontrati nello smartphone e sulla stessa catena il 5C sarà sostituito dal 5S.
Lanciato lo scorso 20 settembre insieme al 5S, il 5C, che doveva essere nelle intenzioni dei vertici di Apple il primo iPhone low cost, non ha riscontrato il successo sperato. Il 5C, infatti, rappresenta il 21,4% delle vendite totali di Apple in Cina, mentre il 5S rappresenta il 78,6%. Nel mercato globale, per ogni 5C sono stati venduti 2,23 iPhone 5S, cosa che ha spinto la Apple a ridurre gli ordini per l'iPhone 5C del 20% dalla Pegatron, altro fornitore e di un terzo dalla Foxconn, con la possibilità che la diminuzione degli ordini possa aumentare.
giovedì 21 novembre 2013
Finalmente Instagram per Windows phone
Era diventata una sorta di tormentone, con molti osservatori che ironizzavano sullo status di vaporware raggiunto da Instagram per Windows Phone. E invece eccola disponibile nello Store degli smartphone di Redmond, pur con qualche differenza rispetto alle altre piattaforme: l'esperienza Instagram c'è, finalmente, anche per i Lumia e tutti gli altri device che montano il sistema operativo Microsoft, e non è la sola buona notizia della giornata per Joe Belfiore e il suo team che sviluppa l'ecosistema mobile.
Instagram per Windows Phone è contrassegnata dalla dicitura "beta": l'app funziona alla stregua di quelle per iOS o Android, pur con qualche variazione estetica nella disposizione dei pulsanti e nel layout delle pagine, ma manca di alcune parti che rendono l'esperienza monca rispetto alla concorrenza. Manca infatti la possibilità di effettuare riprese video, manca la possibilità di taggare altri utenti nelle foto, manca la possibilità di visualizzare le informazioni GPS abbinate agli scatti. Sul blog ufficiale, Instagram ammette le carenze e rassicura gli utenti: è solo la prima versione, i lavori sono in corso e prossimamente queste funzioni mancanti arriveranno anche su Windows Phone.
Un piccolo giallo si è scatenato oltreoceano pure sulle doti fotografiche di Instagram per Windows Phone: alcune testate si sono lanciate in lunghe dissertazioni sulla impossibilità di scattare una foto e pubblicarla, basandosi sulle informazioni contenute nel materiale fornito alla stampa. In realtà l'app è perfettamente in grado di effettuare uno scatto, fotoritoccarlo e pubblicarlo: l'unica differenza rispetto a iOS e Android è che di default propone di prelevare uno scatto già effettuato per modificarlo, ma è comunque possibile pigiare il pulsante a forma di macchina fotografica ed effettuare una ripresa. L'app si appoggia alle funzioni di sistema per farlo, quindi tecnicamente si esce da Instagram, ma sul piano pratico non cambia nulla: si scatta la foto, si applicano i filtri e si pubblica, esattamente come accade su iPhone o su Nexus.
Lo sbarco di Instagram è un'ottima notizia per Microsoft, e fa il paio con l'annuncio che anche Waze (app dedicata alla navigazione GPS, recentemente acquisita da Google) è ora disponibile su Windows Phone. Per Redmond questo suona quasi come una conferma che il suo sistema operativo da smartphone è assurto davvero a terza forza del mercato, guadagnandosi lo status di concorrente (pur minoritario) alla spartizione della torta mobile. Anche i numeri sono confortanti, con 500 nuove app al giorno nello store e 10 milioni di download ogni 24 ore. Non sono esattamente i numeri stellari di Apple e Google, ma sono comunque tutti in crescita: resta da vedere come si evolveranno soprattutto nel corso delle prossime feste natalizie, da sempre banco di prova importante per le velleità dell'elettronica di consumo di ogni categoria.
Instagram per Windows Phone è contrassegnata dalla dicitura "beta": l'app funziona alla stregua di quelle per iOS o Android, pur con qualche variazione estetica nella disposizione dei pulsanti e nel layout delle pagine, ma manca di alcune parti che rendono l'esperienza monca rispetto alla concorrenza. Manca infatti la possibilità di effettuare riprese video, manca la possibilità di taggare altri utenti nelle foto, manca la possibilità di visualizzare le informazioni GPS abbinate agli scatti. Sul blog ufficiale, Instagram ammette le carenze e rassicura gli utenti: è solo la prima versione, i lavori sono in corso e prossimamente queste funzioni mancanti arriveranno anche su Windows Phone.
Un piccolo giallo si è scatenato oltreoceano pure sulle doti fotografiche di Instagram per Windows Phone: alcune testate si sono lanciate in lunghe dissertazioni sulla impossibilità di scattare una foto e pubblicarla, basandosi sulle informazioni contenute nel materiale fornito alla stampa. In realtà l'app è perfettamente in grado di effettuare uno scatto, fotoritoccarlo e pubblicarlo: l'unica differenza rispetto a iOS e Android è che di default propone di prelevare uno scatto già effettuato per modificarlo, ma è comunque possibile pigiare il pulsante a forma di macchina fotografica ed effettuare una ripresa. L'app si appoggia alle funzioni di sistema per farlo, quindi tecnicamente si esce da Instagram, ma sul piano pratico non cambia nulla: si scatta la foto, si applicano i filtri e si pubblica, esattamente come accade su iPhone o su Nexus.
Lo sbarco di Instagram è un'ottima notizia per Microsoft, e fa il paio con l'annuncio che anche Waze (app dedicata alla navigazione GPS, recentemente acquisita da Google) è ora disponibile su Windows Phone. Per Redmond questo suona quasi come una conferma che il suo sistema operativo da smartphone è assurto davvero a terza forza del mercato, guadagnandosi lo status di concorrente (pur minoritario) alla spartizione della torta mobile. Anche i numeri sono confortanti, con 500 nuove app al giorno nello store e 10 milioni di download ogni 24 ore. Non sono esattamente i numeri stellari di Apple e Google, ma sono comunque tutti in crescita: resta da vedere come si evolveranno soprattutto nel corso delle prossime feste natalizie, da sempre banco di prova importante per le velleità dell'elettronica di consumo di ogni categoria.
giovedì 14 novembre 2013
iPhone 6 Prime indiscrezioni...
Apple sta preparando il suo smartphone curvo e flessibile? La testata che lo sostiene è autorevole, ma la fonte anonima: Bloomberg, citando una persona vicina ai processi produttivi della Mela, ha ipotizzato ieri che nel 2014 Cupertino produrrà un nuovo modello di telefonino che, in linea con la tendenza inaugurata il mese scorso da Samsung e proseguita dal G Flex della Lg, avrà forma convessa e speciali sensori di pressione.
Di voci sui segreti progetti di Apple, si sa, molte se ne sentono e poche ci azzeccano, ma le indiscrezioni del sito specializzato in informazione economica sono piuttosto circostanziate. I futuri iPhone, per esempio, avrebbero un display da 4,7 a 5,5 pollici. Dimensioni, cioè, in linea col rivale modello di Samsung, il Galaxy note, che vanta uno schermo da 5,7 pollici.
Il display curvo sugli iPhone, stando ai rumor che attraversano periodicamente la Rete, sarebbe dovuto atterrare già nel 2011 sui modelli numero cinque della premiata ditta di Cupertino. Ma non è andata così. Oggi, però, a parziale sostegno dell’indiscrezione, si assiste a una complessiva corsa al rinnovamento delle forme. Anche perché, come sostiene Chris Matyszczyk sul sito di Cnet, sul fronte delle funzioni i nostri dispositivi ci coccolano già in quasi tutti i modi possibili: schermi in alta definizione, fotocamere ai limiti delle loro possibilità considerate le anguste dimensioni degli obiettivi, app per ogni gusto, riconoscimento vocale, sistemi di sicurezza basati su parametri biologici...
La frontiera esplorabile potrebbe essere effettivamente, il design. Apple, in ogni caso, non sembra nella condizione di doversi rompere la testa per trovare un’idea che la distingua dalla concorrenza: ha chiuso il quarto trimestre fiscale con un fatturato di 37,5 miliardi di dollari, in crescita rispetto ai 36 miliardi dello scorso anno, e utili netti per 7,5 miliardi, in calo rispetto agli 8,2 miliardi dello scorso esercizio. Le vendite di iPhone per il quarto trimestre, però, sono state da record, con 33,8 milioni di unità contro i 26,9 milioni dello scorso anno, cifra superiore anche alle stime degli analisti fissate a 32,8 milioni di unità.
L’azienda californiana non ha commentato le indiscrezioni. Ma neanche questa è una novità.
Di voci sui segreti progetti di Apple, si sa, molte se ne sentono e poche ci azzeccano, ma le indiscrezioni del sito specializzato in informazione economica sono piuttosto circostanziate. I futuri iPhone, per esempio, avrebbero un display da 4,7 a 5,5 pollici. Dimensioni, cioè, in linea col rivale modello di Samsung, il Galaxy note, che vanta uno schermo da 5,7 pollici.
Il display curvo sugli iPhone, stando ai rumor che attraversano periodicamente la Rete, sarebbe dovuto atterrare già nel 2011 sui modelli numero cinque della premiata ditta di Cupertino. Ma non è andata così. Oggi, però, a parziale sostegno dell’indiscrezione, si assiste a una complessiva corsa al rinnovamento delle forme. Anche perché, come sostiene Chris Matyszczyk sul sito di Cnet, sul fronte delle funzioni i nostri dispositivi ci coccolano già in quasi tutti i modi possibili: schermi in alta definizione, fotocamere ai limiti delle loro possibilità considerate le anguste dimensioni degli obiettivi, app per ogni gusto, riconoscimento vocale, sistemi di sicurezza basati su parametri biologici...
La frontiera esplorabile potrebbe essere effettivamente, il design. Apple, in ogni caso, non sembra nella condizione di doversi rompere la testa per trovare un’idea che la distingua dalla concorrenza: ha chiuso il quarto trimestre fiscale con un fatturato di 37,5 miliardi di dollari, in crescita rispetto ai 36 miliardi dello scorso anno, e utili netti per 7,5 miliardi, in calo rispetto agli 8,2 miliardi dello scorso esercizio. Le vendite di iPhone per il quarto trimestre, però, sono state da record, con 33,8 milioni di unità contro i 26,9 milioni dello scorso anno, cifra superiore anche alle stime degli analisti fissate a 32,8 milioni di unità.
L’azienda californiana non ha commentato le indiscrezioni. Ma neanche questa è una novità.
iPad si traforma in iPad Air
Recensire un prodotto dopo pochi giorni di utilizzo non è mai un'impresa facile, soprattutto se si tratta di qualcosa il cui utilizzo è diventato talmente abituale da indurre a non notare quei piccoli dettagli che spesso fanno la differenza. Il rischio è quello di limitarsi a descrivere il prodotto in modo sommario, oppure entrare nel vortice dei benchmark con numeri che non esprimono l'effettiva esperienza d'uso del dispositivi stesso. Al di là del consueto incremento di potenza offerto dall'aggiornamento del processore, se con iPhone 5S c'erano alcune novità tecniche che restituivano da subito un feedback diverso sia rispetto altri iPhone che rispetto alla concorrenza (mi riferisco in particolare al Touch ID, o alle nuove funzioni della fotocamera), per l'iPad Air le novità che si percepiscono da subito sono altre: per parlare del nuovo tablet della mela cercheremo di seguire un approccio un po' diverso dal solito, concentrandoci sulle differenze costruttive rispetto al modello precedente e sui vantaggi che ne derivano nell'utilizzo quotidiano.
Come ho già avuto modo di dire in passato, a mio avviso il display è una delle caratteristiche più importanti di un tablet perché (a meno di accessori esterni) tutta l'interazione che si può avere col dispositivo passa da lì. Si potrebbe dire la stessa cosa anche di uno smartphone, ma in quel caso ci sono anche altri elementi a fare la differenza: come la comodità dell'impugnatura e dell'utilizzo con una sola mano, la qualità della ricezione (sia per le telefonate che per la ricezione dati), l'autonomia, e molto altro ancora. Il tablet invece tipicamente ha meno problemi di autonomia, spesso viene acquistato senza connessione dati (in caso di necessità si può sempre condividere la connessione dello smartphone), e sempre più spesso si utilizza quasi come se fosse un computer vero e proprio; in definitiva, in queste condizioni, il display assume quindi una valenza decisamente importante, per cui partiamo la nostra analisi proprio da questo elemento.
Con iPad Air Apple adotta la tecnologia IGZO che consente di ottenere diversi vantaggi dal punto di vista visivo, energetico, e costruttivo. Visivamente gli schermi IGZO consentono una migliore visibilità anche sotto la luce diretta del sole e richiedono minore retroilluminazione, tant'è che per iPad Air sono necessari solo 36 LED anziché gli 84 del modello precedente. Questo consente di ottenere un risparmio energetico di oltre il 50 per cento, che ha consentito ad Apple di ridurre le dimensioni della batteria (e quindi dell'iPad) mantenendo comunque la stessa autonomia di prima. Anche dal punto di vista dello spessore lo schermo IGZO permette di ridurre lo spessore del vetro del 17 per cento, quello del display del 20, e quello pannello touch addirittura del 70 per cento, pur assicurando (grazie alla diversa tecnologia) una risposta ancora più fluida e precisa.
Rispetto al modello precedente si nota la maggiore luminosità e una tonalità di colore leggermente più "fredda": come di consueto, l'ottimo DisplayMate ci viene in soccorso per i dettagli più tecnici e ci svela anche che, nonostante l'ottima qualità, lo schermo dell'iPad Air non è comunque il migliore in commercio in quanto viene superato dal display da 8,9" (quindi leggermente più piccolo) del Kindle Fire HDX, che ha una maggiore definizione (arriva a 339ppi, contro i 264ppi dell'iPad) e un'accuratezza dei colori ancora migliore. Va detto che il Kindle Fire utilizza una tecnologia differente, la LTPS (Low Temperature Poly Silicon) che consente anche di avere minori riflessi all'aperto: requisito in linea con gli scopi di vendita di Amazon, ovvero quello di ottenere una maggiore leggibilità degli e-books in ogni condizione. Al momento questa nuova tecnologia non sarebbe ancora in grado di fornire la quantità di schermi richiesta da Apple, il che spiega perché Cupertino abbia scelto IGZO per questo nuovo modello.
In ogni caso lo schermo dell'iPad Air si pone ai vertici della categoria e, grazie anche alla sue nuove caratteristiche di forma e leggerezza (469 g o 478 g), diventa più comodo da utilizzare come lettore di libri e riviste digitali. iPad Air eredita le forme dell'iPad Mini, con cornice laterale più sottile e spessore ridotto rispetto al modello precedente e in mano la differenza si sente: non è leggero quanto un mini ma parliamo sempre del 28 per cento in meno (quasi 200 grammi) rispetto ai 652 grammi dell'iPad di quarta generazione, e soprattutto la forma più snella e lo spessore ridotto rendono l'impugnatura più comoda. Anche dal punto di vista puramente estetico, personalmente preferisco i nuovi dettagli ereditati dal Mini, e c'è chi si chiede se anche la prossima generazione di iPhone adotterà delle scelte simili, riavvicinandosi vagamente alle forme dell'iPhone originale (con fondo piatto in alluminio, e profili arrotondati).
Come ho già avuto modo di dire in passato, a mio avviso il display è una delle caratteristiche più importanti di un tablet perché (a meno di accessori esterni) tutta l'interazione che si può avere col dispositivo passa da lì. Si potrebbe dire la stessa cosa anche di uno smartphone, ma in quel caso ci sono anche altri elementi a fare la differenza: come la comodità dell'impugnatura e dell'utilizzo con una sola mano, la qualità della ricezione (sia per le telefonate che per la ricezione dati), l'autonomia, e molto altro ancora. Il tablet invece tipicamente ha meno problemi di autonomia, spesso viene acquistato senza connessione dati (in caso di necessità si può sempre condividere la connessione dello smartphone), e sempre più spesso si utilizza quasi come se fosse un computer vero e proprio; in definitiva, in queste condizioni, il display assume quindi una valenza decisamente importante, per cui partiamo la nostra analisi proprio da questo elemento.
Con iPad Air Apple adotta la tecnologia IGZO che consente di ottenere diversi vantaggi dal punto di vista visivo, energetico, e costruttivo. Visivamente gli schermi IGZO consentono una migliore visibilità anche sotto la luce diretta del sole e richiedono minore retroilluminazione, tant'è che per iPad Air sono necessari solo 36 LED anziché gli 84 del modello precedente. Questo consente di ottenere un risparmio energetico di oltre il 50 per cento, che ha consentito ad Apple di ridurre le dimensioni della batteria (e quindi dell'iPad) mantenendo comunque la stessa autonomia di prima. Anche dal punto di vista dello spessore lo schermo IGZO permette di ridurre lo spessore del vetro del 17 per cento, quello del display del 20, e quello pannello touch addirittura del 70 per cento, pur assicurando (grazie alla diversa tecnologia) una risposta ancora più fluida e precisa.
Rispetto al modello precedente si nota la maggiore luminosità e una tonalità di colore leggermente più "fredda": come di consueto, l'ottimo DisplayMate ci viene in soccorso per i dettagli più tecnici e ci svela anche che, nonostante l'ottima qualità, lo schermo dell'iPad Air non è comunque il migliore in commercio in quanto viene superato dal display da 8,9" (quindi leggermente più piccolo) del Kindle Fire HDX, che ha una maggiore definizione (arriva a 339ppi, contro i 264ppi dell'iPad) e un'accuratezza dei colori ancora migliore. Va detto che il Kindle Fire utilizza una tecnologia differente, la LTPS (Low Temperature Poly Silicon) che consente anche di avere minori riflessi all'aperto: requisito in linea con gli scopi di vendita di Amazon, ovvero quello di ottenere una maggiore leggibilità degli e-books in ogni condizione. Al momento questa nuova tecnologia non sarebbe ancora in grado di fornire la quantità di schermi richiesta da Apple, il che spiega perché Cupertino abbia scelto IGZO per questo nuovo modello.
In ogni caso lo schermo dell'iPad Air si pone ai vertici della categoria e, grazie anche alla sue nuove caratteristiche di forma e leggerezza (469 g o 478 g), diventa più comodo da utilizzare come lettore di libri e riviste digitali. iPad Air eredita le forme dell'iPad Mini, con cornice laterale più sottile e spessore ridotto rispetto al modello precedente e in mano la differenza si sente: non è leggero quanto un mini ma parliamo sempre del 28 per cento in meno (quasi 200 grammi) rispetto ai 652 grammi dell'iPad di quarta generazione, e soprattutto la forma più snella e lo spessore ridotto rendono l'impugnatura più comoda. Anche dal punto di vista puramente estetico, personalmente preferisco i nuovi dettagli ereditati dal Mini, e c'è chi si chiede se anche la prossima generazione di iPhone adotterà delle scelte simili, riavvicinandosi vagamente alle forme dell'iPhone originale (con fondo piatto in alluminio, e profili arrotondati).
domenica 3 novembre 2013
iPhone e nuovi problemi
Apple si trova a dover rendere conto di alcuni problemi legati ancora ai nuovi iPhone: sia alla batteria che a possibili nuove minacce. L'accumulatore dei nuovi melafonini dovrebbe avere una durata maggiore dei modelli precedenti, ed in gran parte dei casi è effettivamente così, tuttavia Cupertino ha scoperto che vi è stato un problema di produzione che ha coinvolto un numero limitato di dispositivi della nuova generazione 5S e che causa una vita inferiore di batteria.
Dato che non si parla di batterie difettose ma di problema di produzione, non si tratta semplicemente di dover sostituire la batteria: Cupertino non ha tuttavia specificato di che problema si trattai nello specifico. Apple non ha comunicato il numero preciso dei dispositivi coinvolti, ma - riferisce la sua portavoce Teresa Brewer - si starebbe mettendo in contatto con i clienti coinvolti per offrirgli una sostituzione.
Sul fronte sicurezza, invece, la minaccia è duplice: da un lato sembra essere stata individuata una nuova vulnerabilità nei suoi dispositivi, dall'altra è criticato il sistema di memorizzazione delle password di iCloud. Per quanto riguarda il primo aspetto, nonostante l'ultimo aggiornamento 7.0.3 di iOS, Apple sembra dover rimettere mano al codice dei melafonini: i ricercatori di Skycure hanno dimostrato come è possibile condurre attacchi ai dispositivi mobile con la Mela partendo da una rete WiFi e sfruttando vulnerabilità individuate nel codice di alcune sue app.
Dato che non si parla di batterie difettose ma di problema di produzione, non si tratta semplicemente di dover sostituire la batteria: Cupertino non ha tuttavia specificato di che problema si trattai nello specifico. Apple non ha comunicato il numero preciso dei dispositivi coinvolti, ma - riferisce la sua portavoce Teresa Brewer - si starebbe mettendo in contatto con i clienti coinvolti per offrirgli una sostituzione.
Sul fronte sicurezza, invece, la minaccia è duplice: da un lato sembra essere stata individuata una nuova vulnerabilità nei suoi dispositivi, dall'altra è criticato il sistema di memorizzazione delle password di iCloud. Per quanto riguarda il primo aspetto, nonostante l'ultimo aggiornamento 7.0.3 di iOS, Apple sembra dover rimettere mano al codice dei melafonini: i ricercatori di Skycure hanno dimostrato come è possibile condurre attacchi ai dispositivi mobile con la Mela partendo da una rete WiFi e sfruttando vulnerabilità individuate nel codice di alcune sue app.
Cisco ed il H.264
Con una mossa a sopresa, Cisco ha deciso di "regalare" a tutti H.264: il codec video, le cui licenze sono gestite da MPEG-LA, è già ampiamente utilizzato in giro per la Rete, e implementato su molte piattaforme hardware e software al prezzo di una specifica somma da pagare. Cisco ora metterà a disposizione, sotto licenza open, i binari necessari a utilizzare H.264 su qualsiasi piattaforma: in questo modo sarà possibile per chiunque inglobare il codec nel proprio software, e tra i primi partner entusiasti dell'iniziativa c'è Mozilla.
Cisco, che già paga una licenza a MPEG-LA, ha deciso di fare un regalo al pubblico: l'azienda pagherà la tariffa forfettaria per acquisire il diritto di rilasciare un numero illimitato di copie di H.264, produrrà i pacchetti binari da distribuire attraverso il proprio sito e tutti potranno utilizzarli per rendere il proprio software compatibile con H.264. Mozilla ha già annunciato che, nonostante continui a supportare codec completamente open e sostenga la necessità di realizzarne uno con tali caratteristiche (vedi alla voce: Daala), ingloberà i binari Cisco nel proprio browser. Una mossa che ha anche un po' il sapore della resa allo strapotere di H.264 in giro per la Rete, con lo scopo di garantire la fruibilità e la funzionalità dei servizi a chi utilizzi il browser del Panda Minore.
La questione ruota tutta attorno la standardizzazione del codec video da utilizzare per HTML5: in pratica, se venisse prescelto uno dei formati in circolazione, chi realizza i browser e i contenuti che finiscono in Rete dovrebbe preoccuparsi di un solo formato da gestire per la fruizione dei video su Internet (e di tutti i servizi che comprendono video). Cisco spinge su H.264, un codec già supportato da moltissimi sistemi operativi, hardware e software: se H.264 diventasse lo standard, gli apparati Cisco che lo supportano potrebbero essere resi facilmente interoperabili con tutto quanto finirà in Rete. E non solo: con le estensioni WebRTC di HTML5 la videocomunicazione interpiattaforma, ad esempio, diverrebbe un gioco da ragazzi. Google invece spinge per il suo VP8, altre ipotesi (come quella di Microsoft) sono "agnostiche" e puntano a lasciare al singolo produttore di software, hardware o servizio la possibilità di scegliere volta per volta quale codifica impiegare.
Come detto, Cisco spera che la Internet Engineering Task Force (IETF) che si riunirà a novembre a Vancouver sancisca l'adozione di H.264 come codec standard per WebRTC. Google, che nel frattempo ha fatto sapere che invece proseguirà nell'adozione del codec VP8, si oppone a questa scelta: troppi legami con brevetti e industria per H.264, che poco si conciliano con un Web aperto e libero. La questione probabilmente si potrebbe risolvere a favore di H.264, almeno in questa tornata, visto che di fatto la posizione di Mountain View si è fatta minoritaria: ma è per il futuro che la faccenda assume maggiore peso, visto che si confronteranno HEVC, VP9 e lo stesso Daala di Mozilla.
Cisco, che già paga una licenza a MPEG-LA, ha deciso di fare un regalo al pubblico: l'azienda pagherà la tariffa forfettaria per acquisire il diritto di rilasciare un numero illimitato di copie di H.264, produrrà i pacchetti binari da distribuire attraverso il proprio sito e tutti potranno utilizzarli per rendere il proprio software compatibile con H.264. Mozilla ha già annunciato che, nonostante continui a supportare codec completamente open e sostenga la necessità di realizzarne uno con tali caratteristiche (vedi alla voce: Daala), ingloberà i binari Cisco nel proprio browser. Una mossa che ha anche un po' il sapore della resa allo strapotere di H.264 in giro per la Rete, con lo scopo di garantire la fruibilità e la funzionalità dei servizi a chi utilizzi il browser del Panda Minore.
La questione ruota tutta attorno la standardizzazione del codec video da utilizzare per HTML5: in pratica, se venisse prescelto uno dei formati in circolazione, chi realizza i browser e i contenuti che finiscono in Rete dovrebbe preoccuparsi di un solo formato da gestire per la fruizione dei video su Internet (e di tutti i servizi che comprendono video). Cisco spinge su H.264, un codec già supportato da moltissimi sistemi operativi, hardware e software: se H.264 diventasse lo standard, gli apparati Cisco che lo supportano potrebbero essere resi facilmente interoperabili con tutto quanto finirà in Rete. E non solo: con le estensioni WebRTC di HTML5 la videocomunicazione interpiattaforma, ad esempio, diverrebbe un gioco da ragazzi. Google invece spinge per il suo VP8, altre ipotesi (come quella di Microsoft) sono "agnostiche" e puntano a lasciare al singolo produttore di software, hardware o servizio la possibilità di scegliere volta per volta quale codifica impiegare.
Come detto, Cisco spera che la Internet Engineering Task Force (IETF) che si riunirà a novembre a Vancouver sancisca l'adozione di H.264 come codec standard per WebRTC. Google, che nel frattempo ha fatto sapere che invece proseguirà nell'adozione del codec VP8, si oppone a questa scelta: troppi legami con brevetti e industria per H.264, che poco si conciliano con un Web aperto e libero. La questione probabilmente si potrebbe risolvere a favore di H.264, almeno in questa tornata, visto che di fatto la posizione di Mountain View si è fatta minoritaria: ma è per il futuro che la faccenda assume maggiore peso, visto che si confronteranno HEVC, VP9 e lo stesso Daala di Mozilla.
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